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Let’s talk about percussion, drums and teaching!

Come preparare un’audizione in orchestra

Timpani and percussion audition

La guida su come vincere le audizioni.

Mi piacerebbe scriverla, ma purtroppo non ne sono in grado. La verità è che per me le audizioni sono sempre state un incubo e sono molto più numerose quelle andate male che quelle dove sono riuscito a strappare un’idoneità. Al massimo potrei scrivere una guida su come perderle, le audizioni.

Non mi sono mai considerato molto portato per questo tipo di prove e alla fine ho semplicemente smesso di provarci. Bada però, non avrei mai mollato se nel frattempo non avessi trovato lavoro a scuola o non avessi deciso di studiare altre cose. A me suonare in orchestra è sempre piaciuto e non è detto che un giorno non ricominci a mettermi in gioco con altre audizioni.

Comunque oggi proverò a raccontarti le mie disavventure nelle audizioni che ho sostenuto, cercando di riflettere sui fattori principali che condizionano la buona riuscita di una prova d’audizione in orchestra. Per me sono questi tre, in ordine di importanza:

  1. la preparazione;
  2. la fortuna – o la sfiga, a seconda di chi vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto;
  3. la predisposizione.

 

LA PREPARAZIONE

Per vincere un’audizione bisogna preparare bene i brani del programma. E ti dirò di più, non bisogna prepararli solo bene ma benissimo! Ecco, penso di averti dato un consiglio che non ti aspettavi. D’altronde sono un insegnante. Dare consigli è il mio mestiere.

Ora però vorrei provare a dirti qualcosa di sensato: prepararsi per un’audizione non significa solo saper eseguire alla perfezione tutte le “note giuste al momento giusto”, che sarebbe già tanto, peraltro…

Ci sono molti altri fattori che fanno parte della preparazione:

  • Conoscere gli strumenti che si avranno a disposizione. Se questo non è scritto sul bando dell’audizione, il mio consiglio è: prendi il telefono e chiama. Informati sulla marca e sul modello degli strumenti con cui suonerai e chiedi se sia possibile usare i propri (esclusi i timpani e le tastiere a percussione naturalmente). I modelli di ogni percussione sono così diversi tra loro che sapere prima esattamente con quale strumento si suonerà può essere molto d’aiuto.

Esperienza concreta. 2011, audizione per il Teatro Regio di Torino. Passo incriminato: “Apprendista Stregone” di Dukas, sul glockenspiel. “The Sorcerer’s Apprentice” by Dukas on glockenspiel. Arrivo preparato, preparatissimo. Sono pronto a suonare quelle maledette battute dal numero 22. Ho due – tre paia di bacchette da provare a seconda dello strumento e dell’acustica che troverò.

Che fare? Suonare tutto col pedale abbassato come se fosse un glockenspiel “normale” come quello sul quale ho studiato nel mio conservatorio o provare ad utilizzare il pedale evidenziando le frasi musicali come se fosse un passo per vibrafono?

Sono queste le domande che mi faccio anche mentre sto eseguendo il passo durante l’audizione. E sbaglio tutto. Non idoneo.

Ma come potevo pensare che il glockenspiel avesse il pedale? Quanti di voi hanno mai avuto la possibilità di studiare su un glockenspiel col pedale!? Errore mio, avrei dovuto informarmi. Se l’avessi saputo prima avrei fatto di tutto per prepararmi almeno mentalmente a come suonare su quel tipo di strumento. Avrei potuto per esempio provare il passo sul vibrafono. Avrei, avrei, avrei. E invece non l’ho fatto. C’est la vie.

 

  • Altro fattore che fa parte dello studio: la conoscenza delle parti. Mi spiego meglio. Se l’orchestra dove fai l’audizione fornisce le parti del programma, usa quelle parti. Altrimenti potresti incappare in alcune tristi sorprese. Ecco qui un’altra simpatica storiella che mi è capitata.

Anno: 2012, Orchestra del Festival di Verbier, in Svizzera. Audizione presso il dipartimento di percussioni dell’Università di Ginevra, città un po’ fredda in inverno ma molto bella. Il dipartimento di percussioni è stupendo, in un piano sotterraneo, con tante belle aule insonorizzate piene di strumenti per studiare. Insomma, un sogno per uno come me che ha studiato per anni nel corridoio del cesso del proprio Conservatorio.

Ma torniamo a noi. Ancora una volta arrivo all’audizione preparatissimo, o almeno così credo. Provo il tamburo, i timpani, i piatti, lo xilofono. Lo xilofono…

Il passo incriminato questa volta è “l’Uccello di Fuoco” di Stravinsky. Lo suono e lo risuono, non sbaglio una nota, o almeno così credo. Mentre sto suonando infatti si avvicina un ragazzo francese e mi osserva.

Al solito, nel momento della prova degli strumenti c’è sempre un sacco di gente e sono tutti lì che aspettano il loro turno per provare. Solo che questo ragazzo mi guarda strano. Comincio a pensare che sia lì solo per distrarmi. Mi concentro. Risuono il passo: tutto giusto. Ah! Solo che a quel punto il ragazzo mi interrompe e mi dice due parole in inglese che mi inchiodano : “no, wrong”.

…”Say what!?” Sono tre mesi che mi esercito su quel passo, sul libro dove l’ho sempre studiato, il Probespiel. Errore… L’orchestra ha fornito le parti in pdf allegate al bando e io non le ho guardate attentamente. Pensavo che, a parte l’impaginazione diversa, le note e tutto il resto rimanessero uguali! Peccato invece che dell’Uccello di Fuoco esistano diverse versioni e che quella richiesta all’audizione non fosse identica a quella presente nel Probespiel.

Non idoneo. Ginevra comunque bella città, un po’ fredda in inverno…

 

luck

LA FORTUNA – O LA SFIGA

La fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo.

Ecco quello che mi è successo. Questa volta siamo nel 2011 a Milano. Audizione per l’Orchestra Giovanile Europea. È la seconda volta che ci provo, la prima volta ho ottenuto l’idoneità “solo” per la Giovanile Italiana.

Mi preparo 3 mesi praticamente smettendo di studiare tutto il resto per concentrarmi quasi esclusivamente sul programma di quell’audizione. Questa volta non c’è strumento o parte che non conosca alla perfezione. È tutto sotto controllo.

Arriva il giorno dell’audizione, mi sento super preparato, ho studiato tutto perfettamente e mi sento in grado di battere qualsiasi altro percussionista che incontrerò. Arrivo alla sede della Rai dove si terranno le prove. Sono avvantaggiato perché conosco già quel posto e non penso che gli strumenti saranno diversi dall’anno prima.

Entro, conosco gli altri percussionisti, provo gli strumenti, arriva il mio momento e… mentre suono il primo passo sui timpani sento la cordiera del tamburo che il percussionista prima di me ha lasciato alzata, mi sconcentro e sbaglio varie cose.

Risultato: non idoneo per l’EUYO e un’altra idoneità per la Giovanile Italiana. Per me un’altra mezza sconfitta.

Due insegnamenti da questa storia:

  1. controllare sempre prima di cominciare a suonare che tutte le maledette cordiere di tutti i maledetti rullanti siano abbassate! (Nell’arco di 2-3 km dal luogo in cui si tiene l’audizione);
  2. le sfighe capitano.

Già, non c’è niente da fare, le sfighe capitano. Cavolo. Purtroppo non si può tenere sotto controllo tutto e può capitare che qualcosa vada storto. Non ci potevo fare niente, è colpa della cordiera, non mia! Uno non è che può pensare proprio a tutto.

È con questi pensieri che vado verso la stazione e prendo il treno del ritorno verso Padova. E penso: non sono tagliato per fare le audizioni.

 

LA PREDISPOSIZIONE

Non ce la posso fare. Non ce la posso proprio fare. O forse potrei anche farcela, provando e riprovando. Ma lo voglio veramente?

Sono queste le domande che mi perseguitano mentre torno dall’audizione di Milano. Quel suono della cordiera che vibra ai miei colpi di timpani mi provoca ancora il mal di testa al solo ricordo.

Ho passato gli ultimi 3 mesi a studiare i brani di quell’audizione, ho smesso di suonare tante cose che mi piacevano, ho fatto esercizi per la concentrazione per non tremare quando avrei suonato il passo del Bolero sul tamburo, ho suonato e risuonato le stesse poche righe di ogni passo andando ad analizzare l’articolazione e il suono di ogni maledetta nota.

E alla fine sono stato fregato da una cordiera.

Non sono tagliato per queste cose. Voglio suonare, non voglio più passare un solo altro giorno a studiare un passo orchestrale. Mi piace suonare in orchestra ma non posso perdere altro tempo e soldi in questo modo.

Così ho smesso. E non me ne sono mai pentito.

Ora, io penso che esistano dei percussionisti dotati di una certa predisposizione nel fare le audizioni. Delle vere macchine da guerra che sanno prepararsi nel migliore dei modi, che sanno controllare la propria emozione al momento giusto e che non si demoralizzano se continuano a perdere. E soprattutto, che non hanno problemi a concentrare il tempo che dedicano allo studio ai soli passi orchestrali.

Ma io non sono fatto così. Non riesco a suonare tranquillamente quando mi vengono richieste due righe di musica alla volta, mi tremano le mani quando suono il Bolero, mi demoralizzo quando continuo a risultare non idoneo, audizione dopo audizione. Soprattutto, non voglio passare la vita a studiare i passi orchestrali.

La predisposizione conta, purtroppo.

 

PERSEVERA

Te lo ripeto nel caso ti fossi fatto una strana idea della “morale” che voglio far passare con questo post: se non avessi trovato un lavoro che mi soddisfa e che mi consente di studiare e suonare quello che preferisco sarei ancora in giro per il mondo a provare le audizioni.

Continuerei a perderle probabilmente, ma sono sicuro che insistendo alla fine riuscirei a farcela e a trovare un lavoro stabile in orchestra. La mia filosofia è: volere è potere.

Quindi, se pensi che il lavoro in orchestra sia quello che tu vuoi fare nella vita come percussionista, studia, preparati e prova le audizioni. Poi studia ancora, preparati ancora e riprova ancora altre audizioni. Passeranno degli anni, vincerai e perderai, ma prima o poi riuscirai ad entrare in un’orchestra stabilmente. Tanti miei amici, maestri, colleghi hanno scelto questa strada e ce l’hanno fatta, o stanno facendo del loro meglio per riuscirci.

Come ho scritto nella raccolta dei 9 consigli essenziali per i percussionisti, citando Coehlo “tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.” Persevera, stringi i denti e combatti. Te lo ripeto, volere è potere.

Mentre per tutti i percussionisti che, come me, hanno scelto un’altra strada, buona fortuna anche a voi!

In un caso o nell’altro, keep on rockin’ in the free world, ciao!

 

Domanda: quali pensi che siano i fattori principali che condizionano la buona riuscita di un’audizione in orchestra? Hai qualche aneddoto da raccontare sulle audizioni che hai fatto? Lascia un commento.

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