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Analisi ed esecuzione del Preludio dalla Suite in Sol maggiore per violoncello di Bach

Bach Cello Suite 1, prelude. On marimba.La prima volta che mi sono imbattuto nello studio delle Suite per Violoncello di Bach è stato alcuni anni fa quando mi ero messo a studiare il programma per l’Audizione dell’Orchestra di Berna, dove veniva richiesta l’esecuzione di tutta la TERZA suite in Do maggiore. Di quel tempo impiegato a preparare un’audizione che alla fine non ho mai fatto (lunga storia…) è rimasto solo il video del preludio.

Il preludio della PRIMA suite in Sol maggiore, invece, che è forse il brano più interpretato per marimba del mondo, non l’avevo mai suonato fino a un paio di anni fa, quando ho pensato che fosse un ottimo pezzo da far studiare ai miei allievi alle prime armi con la tecnica delle quattro bacchette. Il problema è che il brano è così semplice dal punto di vista tecnico che raramente lo si approfondisce analizzandolo anche dal punto di vista musicale. Lo si suona e basta.

Così oggi ho deciso di farne un’analisi più o meno approfondita sperando che possa risultare utile agli studenti che si apprestano a studiarlo per la prima volta o ai professori che vogliano condividere con i propri ragazzi un punto di vista sul brano non esclusivamente tecnico.

 

QUALE VERSIONE

La prima cosa da fare per interpretare un brano di un repertorio come questo è sapere almeno all’incirca quando è stato composto, per contestualizzarlo sotto un profilo storico – interpretativo. Partiamo allora: le suite per violoncello sono state composte da Bach attorno al 1720.

Ok, la questione più grande a questo punto è quale versione del brano sia consigliabile prendere in considerazione perché purtroppo non esiste una copia autografa di Bach ed è soprattutto tramite la copia manoscritta dalla moglie di Bach, Anna Magdalena, che si è potuto pubblicare una versione urtext delle Suite.

Tagliando corto su questa questione, della quale ci sarebbe troppo da dire, ti dico solo che per l’analisi che farò in questo post userò la versione curata da Julius Klengel per Breitkopf und Härtel che puoi trovare a questo link sul sito imslp.org.

 

ANALISI

Il brano è diviso in due macro parti separate dalla corona sul re di battuta 22.

PRIMA PARTE

Bach Cello Suite 1 Prelude_1

Le prime 4 battute coincidono con una progressione di un accordo arpeggiato – il “pattern” sul quale viene costruito tutto il brano – su un pedale di Sol e svolgono una funzione di introduzione a tutto il preludio. Dopo queste quattro battute il pattern diventa via via più complesso e si aggiungono anche frammenti di scale e cromatismi di passaggio da un armonia all’altra.

A questo punto, da battuta 5 a 10 si aggiunge il do# e si entra nell’armonia della dominante, Re maggiore. Il motivo iniziale si modifica dando spazio a una progressione ii – V – I. Le misure da 9 a 10 contengono del nuovo materiale che interrompe nuovamente il discorso musicale e nello stesso tempo completano la ripetizione della progressione armonica.

A battuta 16 ricompare il basso in sol e l’armonia comincia a ritornare nella tonalità della tonica. L’armonia delle battute 17, 18, 19 è speculare a quella della battute 2, 3 e 4. A metà di misura 22 c’è una corona che segnala l’inizio di un lungo sviluppo nella tonalità della dominante, Re maggiore.

 

SECONDA PARTE

Bach Cello Suite 1 Prelude_2

Da misura 22 a 29 ci sono varie figurazioni, pochi cromatismi molto localizzati e una sequenza armonico melodica abbastanza libera. Da 29 a 31 si assiste ad una progressione che gira attraversando il circolo delle quinte con partenza e fine in Re maggiore, facendo iniziare successivamente un pedale sempre sulla dominante interrotto brevemente a battuta 35 – 36 da un pedale in la minore che poi ritorna in Re maggiore a battuta 37 per accompagnare una linea cromatica ascendente che culmina a battuta 39 con il ritorno della tonica.

Tuttavia ancora troviamo sul tempo “mezzo forte” del terzo sedicesimo il Re che non ci fa dimenticare totalmente l’armonia di dominante, con un gioco di “illusionismo armonico” tipico di Bach. Queste ultime 4 battute ricordano in qualche modo le prime quattro battute con una tessitura, una dinamica e un carattere completamente diverso rispetto all’inizio.

 

BACCHETTE

Per quanto riguarda le bacchette: scelta scontata ma non troppo. È evidente che bisogna utilizzare bacchette morbide per avere un suono decente nella parte bassa della marimba. Tuttavia, come per gran parte dei tempi di tutte e sei le Suite, c’è bisogno anche di una chiara articolazione delle note.

La questione principale che mi sono posto quando ho dovuto scegliere quali bacchette utilizzare era se adoperare una gradazione ancora più morbida nella bacchetta esterna della mano sinistra. Questo perché spesso il discorso musicale di questo preludio si sviluppa come una serie di pattern arpeggiati partendo dalla nota più bassa. Quest’ultima dovrebbe avere quindi un suono più profondo delle altre.

Le bacchette che utilizzo da molto tempo a questa parte per suonare la marimba sono le Vic Firth modello Ney Rosauro, dunque per la registrazione di questo brano ho scelto di utilizzare una M221 come esterna sinistra e tre M222.

 

INTERPRETATIONE

Per concludere vorrei dire due parole sull’interpretazione, della cui questione si sono scritti pagine e pagine di libri nei secoli. E altrettante se ne scriveranno in futuro (a questo servono i musicologi).

Io personalmente sono giunto a un paio di conclusioni:

  • Non esiste una pratica corretta in termini assoluti per interpretare questa musica. Al tempo non esistevano registratori quindi non sappiamo come si eseguissero questi brani. Anche se esistessero chiare indicazioni scritte su quale era la pratica interpretativa del tempo non siamo sicuri che Bach avrebbe approvato, non possedendo un suo manoscritto autografo.
  • L’interpretazione, per sua definizione, non può essere legata a un’insieme di regole e pratiche scritte. Interpretazione è sempre e comunque “libertà interpretativa”.
  • Infine, stiamo parlando di un brano scritto nel 1720, composto per violoncello, strumento che ha quelle due – tre differenze fondamentali rispetto a una marimba… E tu ti preoccupi della filologia interpretativa di questo brano. Ok, sappi questo: scegliendo di interpretare Bach alla marimba, tu hai gettato la questione interpretativa nel cesso, ci hai defecato sopra e hai tirato l’acqua. Ti basta come metafora?

 

Domanda: hai qualche contributo da dare alla mia sommaria analisi del brano di Bach? Oppure hai qualche suggerimento, dubbio, perplessità riguardo all’interpretazione di questo brano alla marimba? Lascia un commento.

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