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Let’s talk about percussion, drums and teaching!

Breve guida per il percussionista freelance

Freelance percussionist

Squilla il telefono, numero sconosciuto. Ohibò, chi può essere…? Ci sono tre possibilità:

  1. uno che ha sbagliato numero;
  2. un povero operatore del call center della tua compagnia telefonica, il cui mestiere è cercare di derubarti in maniera legale;
  3. qualcuno che ti offre di suonare in una nuova produzione perché ha bisogno del miglior percussionista di tutta la città che, si da il caso, sia tu.

Se sei un percussionista freelance speri sempre nella terza possibilità. Anche se non sei un percussionista freelance speri in ogni caso nella terza possibilità, perché l’ignoto e gli operatori dei call center fanno paura a tutti.

Ma la vera domanda è: come si diventa un percussionista freelance? Ecco una breve guida.

 

SCELTA O NECESSITÀ?

Prima di tutto bisogna farsi una domanda: essere freelance è una questione di scelta o è una necessità?

Io partirei da una considerazione: tutti i musicisti nascono freelance. Chiaro no? L’unico vero socio nella tua vita lavorativa è e sarà sempre e solo te stesso e il tuo strumento (o, nel nostro caso, i nostri molteplici strumenti) . Dunque essere freelance non è né una scelta né una necessità. È semplicemente una caratteristica connaturata nel concetto stesso di musicista. Come gli idraulici, gli avvocati, i dottori e gli artigiani, noi viviamo grazie al lavoro prodotto dalla nostra arte. E se te lo stai domandando, sì: anche un idraulico è un artista.

Certo, alcuni musicisti dimenticano la loro natura confortati da pochi soldi e da una più o meno stabile sicurezza lavorativa. Come per esempio un insegnante di percussioni di una scuola statale, che decide di appendere “la marimba al chiodo” (non sarà MAI il mio caso e comunque non esistono chiodi in grado di reggere una marimba). Queste persone scelgono di non essere freelance. Nello stesso però tempo smettono anche di essere veri artisti.

Natura o non natura, essere freelance è anche una necessità. Non tutti i percussionisti lavorano in orchestra o insegnano a scuola. Chi decide di intraprendere la strada dell’orchestrale deve pur mantenersi mentre affronta i vari concorsi e lo stesso si può dire per i futuri insegnanti mentre, soprattutto in Italia, si apprestano ad affrontare i vari RI-corsi.

La pagnotta va guadagnata, dunque è bene che tu abbia le idee chiare su come farlo.

 

STUDIA

Esercitati. Più ore al giorno. Per tante ore al giorno. Più ore al giorno ti eserciti meglio è. Punto.

Music teaching department

This is a typical music teaching department. Beware of these people.

E non credere a chi ti dice che basta mezz’ora al giorno “fatta bene”. Diffida soprattutto da insegnanti che non sono artisti, cioè quelli che di mestiere fanno gli insegnanti e non i musicisti… Mi hai capito no?

Stai alla larga soprattutto dai dipartimenti di didattica della musica. Quei posti pullulano di insegnanti 100% NO REAL MUSIC JUST WORDS. Fidati.

 

RELAZIONI

Se quel telefono vuoi veramente che squilli e che dall’altra parte ci sia un’offerta di lavoro devi coltivare nel tempo le relazioni giuste.

Non basta essere bravissimi se nessuno ti conosce. Lo so che l’avrai sentita ripetere 1000 volte questa frase. Il fatto è che è vero.

Il modo migliore per coltivare le relazioni giuste è fare ottime impressioni quando suoni in giro. Non c’è marketing, sito web o bigliettino da visita che conti. La tua risorsa più grande in questo campo è il passaparola. Dunque essere bravi e professionali è il miglior modo affinché il tuo numero di cellulare passi di rubrica in rubrica.

Il che ci riconduce al consiglio di prima: studia.

 

QUALI STRUMENTI BISOGNA POSSEDERE

Che ti piaccia o no, avere tanti bei strumenti non fa di te un bravo percussionista. E su qualcosa di simile ho già parlato nel post “Essere un bravo percussionista o avere tanti strumenti a percussione?”.

Detto questo, se vuoi fare il mestiere del freelance gli strumenti li devi comprare, prima o poi. Dopo l’investimento su te stesso (sulla pazienza dei tuoi genitori) e sul coltivare le giuste relazioni, la spesa per i tuoi strumenti è la spesa più importante.

Di seguito ti faccio un piccola lista, di sicuro non esaustiva, di strumenti e accessori che ogni percussionista professionista dovrebbe possedere, in ordine assolutamente casuale:

  • 1 paio di congas, 1 paio di bongos e 1 paio di timbales
  • woodblock – quelli rosso e blu e la serie “granite” della Latin vanno benissimo;
  • tamburello basco;
  • castagnette;
  • 1 triangolo;
  • 1 tamburo orchestrale;
  • 1 glockenspiel;
  • 1 xilofono;
  • 1 marimba, possibilmente a 5 ottave;
  • 1 vibrafono;
  • una coppia di piatti orchestrali da 20″ e magari un’altra coppia da 18″ o da 16″ per i passaggi più veloci o per avere altre possibilità timbriche;
  • una grancassa orchestrale, secondo me la misura più adatta è una 32″ (ricordati che devi riuscire a caricarla in macchina!);
  • 2 timpani trasportabili 26″-29″. Non dico la coppia esterna sai perché? Perché sarebbe impossibile caricare 4 timpani in qualsiasi macchina “normale” e perché un’orchestra che ti chiede di portare 4 timpani non è un orchestra, forse è un circo;
  • 1 batteria con cassa da 18″ e un set di piatti per jazz o generi acustici;
  • 1 batteria standard con cassa da 22″ o da 20″ e un set di piatti per generi come il pop-rock;
  • una valanga di bacchette;
  • una valanga di aste;
  • custodie, possibilmente da utilizzare e non da lasciare in casa per pigrizia;
  • una macchina molto grande (io utilizzo una Wolksvagen Turan) o un furgoncino;
  • un frac;
  • uno smoking;
  • una valanga di altri strumenti e accessori che, per una ragione o per un’altra, non stanno in questa lista.

 

SCHEI

Comandamento nr. 1: non aver paura di parlare di soldi. Se vuoi acquistare tutte quelle bellezze di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente di soldi ne devi fare un bel po’.

Ok, un attimo Paul. Ma non hai appena detto che i soldi si fanno solo GRAZIE a quegli strumenti…? Si… cioè… no. Insomma è un concetto difficile. Per cui andiamo avanti.

Parliamo di quanto farsi pagare. Soldi, money, schei! Quanti chiederne?

Smoking money

Attenzione perché la formula per il calcolo della paga di un artista freelance sfiora difficoltà simili alle più improponibili leggi matematiche. Quindi fai attenzione mentre leggi questo paragrafo, e soprattutto non addormentarti.

Partiamo dal fatto che ogni artista freelance baratta il proprio tempo per soldi. Forse può sembrarti un po’ cruda messa in questi termini, ma la realtà è questa. Che tu faccia musica, ripari rubinetti, salvi vita umane, la storia non cambia. Stai sempre barattando tempo per soldi.

Quindi la domanda a cui devi dar una risposta è: quanto vale un’ora del mio tempo?

Fai attenzione però, perché il tempo non è solo quello che impieghi effettivamente per il momento della performance. Il tempo include anche:

  1. TS: cioè il tempo studio che ti serve per preparare i brani, cioè il tempo che dedichi allo studio personale. Questo valore è direttamente proporzionale a un’altra variabile che è la difficoltà dei brani. Più i brani sono difficili più tempo dovrai calcolare per studiarli.
  2. TP: il tempo dedicato alle prove (se suoni con un’orchestra, una band o un ensemble).
  3. TV: il tempo – viaggio, per arrivare al luogo del concerto e/o delle prove.

Dopo che hai considerato tutte queste variabili devi aggiungere al valore che pensi sia corretto le spese accessorie, cioè:

  1. SV: spese di viaggio: che includono la benzina e i vari pedaggi autostradali;
  2. SS (brutto termine): spese di sopravvivenza… mangiare e bere.

A questo punto sei arrivato ad un valore che è approssimativamente quello che dovrebbe valere la gig (per dirla in termini americani) per la quale sei stato chiamato e che possiamo riassumere in questa semplicissima formula:

SCHEI = TS + TP + TV + SV + SS.

Ecco la formula magica. Ora, dimentica tutto quello che hai letto in questo paragrafo riguardo ai soldi e ricorda queste 4, semplici cose:

  1. take it easy, non fare troppi calcoli, usa il buon senso;
  2. usa il buon senso. L’ho già detto? Beh, te lo ripeto. Usa il buon senso;
  3. non sottovalutarti. Se pensi che il compenso che ti viene offerto sia troppo poco, chiedine di più. Se non accettano le tue condizioni, rifiuta la produzione (se questo non mette a repentaglio la tua sopravvivenza fisica, dato che SCHEI = PANE);
  4. se non ti parlano subito del compenso, situazione comunissima qui in Italia, chiedilo tu. A volte sembra quasi di essere arroganti a parlare di soldi, ma non è così. Chi non te ne parla vuole solo fregarti.

 

CONCLUSIONI

Sono sicuro che dopo questo post la tua carriera come percussionista freelance prenderà il volo. In caso contrario non mi assumo nessuna responsabilità del tuo fallimento. È colpa tua, è solo colpa tua.

Ultimo consiglio: studia!

Ciao.

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