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Let’s talk about percussion, drums and teaching!

Intervista a Giovanni Perin – Genio del vibrafono

Giovanni Perin, un enorme vibrafonista, un’eccezionale compositore, un musicista a 360 gradi. Ma per me soprattutto un grande amico. Ho l’onore di intervistarlo sul mio blog, ma questa intervista poteva essere fatta tranquillamente davanti a una birra nel nostro pub preferito di Padova, la città dove lavoriamo e viviamo tutti e due. Magari insieme al Mac, il nostro Maestro col quale abbiamo studiato entrambi per molto tempo.

Io Giovanni lo conosco da quando avevo 14 anni. Abbiamo passato molti anni fianco a fianco nello stesso conservatorio, abbiamo fatto insieme le prime esperienze orchestrali e grazie a lui mi sono innamorato del jazz. Ho avuto anche l’onore di suonare la batteria nel suo gruppo per qualche anno. Poi abbiamo scelto strade diverse, ma alla fine ci ritroviamo un’altra volta colleghi, questa volta come professori di strumenti a percussione, nella stessa città.  

Lui è tornato da poco in Italia, dopo essere stato per 4 anni a Berlino a studiare nella facoltà di vibrafono jazz con Dave Friedman e a suonare in uno dei circuiti jazz più interessanti del mondo.

La sua intervista è, semplicemente, ispiratrice. Buona lettura.

Giovanni Perin

 

Ok Gio, cominciamo. Vorrei che mi raccontassi brevemente qualcosa di te riguardo alla tua storia personale e poi che accennassi alla tua carriera artistica.

Sono nato e cresciuto a Sarmeola, un tranquillo paese alla periferia di Padova e sin da piccolo, grazie anche all’influenza di mio padre medico ed al contempo musicista sono stato attratto dalla musica ed in particolar modo dalle percussioni.

Ricordo che a tre anni i miei mi regalarono una batteria giocattolo e più avanti una chitarra ed uno xilofono piccolino, di quelli con i tasti colorati che fanno la scala di do un po’ stonata, ed io mi divertivo un sacco ad improvvisare delle melodie con quello strano ed affascinante giocattolo.

Poi a nove anni chiesi di prendere delle lezioni di piano anche se già strimpellavo la batteria da autodidatta cercando di emulare (o almeno così pensavo) i batteristi che vedevo quando mio padre mi portava con sè a vedere i concerti di musica jazz.

Un giorno il mio vecchio tornò a casa con un vibrafono che aveva aveva comprato di seconda mano. Insieme ci avvicinammo allo strano strumento e capimmo subito che faceva per noi. La mia giovinezza l’ho passata tra il ping pong, il calcetto balilla ed il conservatorio a cui mi iscrissi a 14 anni anche se in realtà ciò che mi piaceva sempre di più non era suonare musica classica o contemporanea (che comunque amo ed apprezzo) ma il jazz!

Purtroppo l’ambiente accademico padovano era ancora molto chiuso nei confronti della musica improvvisata così ad un bel momento decisi di andare a finire gli studi ad Adria in un piccolo conservatorio in provincia di Rovigo, che all’epoca però vantava una delle più grosse facoltà di jazz nella zona ed in cui l’aria che tirava era decisamente più gioviale e rilassata.

Chi ama il jazz non può non essere attratto dagli Stati Uniti e così chiesi come regalo di maturità ai miei di mandarmi al Berklee College per i seminari estivi spinto anche dal vibrafonista e marimbista Dave Samuels il quale veniva tutti gli anni a tenere dei corsi estivi affiliati alla Berklee a Bassano. Dopo essermi diplomato ed al contempo laureato, decisi che Padova mi stava stretta, così feci la valigia e me ne andai a Berlino…

La scelta della città fu legata in particolar modo alla facoltà di jazz del conservatorio i cui insegnanti (molti dei quali provenienti dalla scena di New York) sono tra i più famosi jazzisti contemporanei ed in particolar modo perchè avrei avuto l’opportunità di studiare con David Friedman: finalmente un vero insegnante specializzato in vibrafono e marimba jazz.

Tutto ciò che sapevo sul jazz infatti l’avevo imparato alle jam session e dai dischi, ma non avevo mai avuto né un insegnante di jazz né tantomeno di vibrafono! L’audizione fu dura poichè David poteva scegliere solo un candidato…ma me la cavai! In realtà l’audizione fu la parte più semplice. Mi ero infatti appena fidanzato con una stupenda ragazza della quale avevo perso la testa (tutt’oggi la mia fidanzata) e ad ottobre, proprio una settimana prima di partire per la mia avventura a mia madre venne diagnosticato un cancro… fu lei però che in un letto di ospedale subito dopo una lunga e difficile operazione chirurgica mi disse che dovevo rincorere il mio sogno…e così feci.

A parte la difficoltà iniziale di ambientarmi nella grande città, il clima (a Berlino fa un freddo cane e l’inverno è molto lungo) e della lingua, i quattro anni e mezzo passati in Germania mi hanno fatto crescere molto sia umanamente che musicalmente. L’aria che si respira in una capitale è frizzante e Berlino è nota per la sua fervente scena artistica aperta alle contaminazioni dei generi soprattutto nell’ambito della musica improvvisata.

A Berlino ho avuto modo di affinare la mia tecnica improvvisativa e compositiva nonchè studiare con il Maestro degli strumenti a tastiera da cui ho imparato molto anche umanamente. Inoltre sono entrato a far parte della scena jazzistica locale che mi ha permesso di suonare con grandi nomi del jazz europeo con cui ho registrato il mio primo disco dal titolo “Dream with Open Eyes”, con la collaborazione del trombettista Fabrizio Bosso.

Nel 2013 inoltre sono andato in Australia per un mese dove ho tenuto varie Masterclass nei conservatori di Sidney, Canberra e Melbourne sul vibrafono ed ho suonato con un progetto a mio nome chiamato “Australian Group” che mi ha permesso di portare la mia musica oltreoceano.

Da un po’ di mesi sono ritornato in Italia e mi divido tra l’insegnamento ed i miei progetti musicali che tengo in piedi tra l’italia e la Germania.

 

La frase memorabile

Grazie… Beh, adesso mi piacerebbe cominciare veramente l’intervista con la tua citazione preferita rispetto a tutte quelle che hai sentito pronunciare dai tuoi vari Maestri.

Tutti i maetri con cui ho avuto l’occasone di confrontarmi concordano su una cosa:

Timing e feeling sono tutto! Senza queste due variabili la musica non funziona.

Puoi spiegare come applichi questa citazione nel tuo lavoro quotidiano di musicista e insegnante?

Prima ancora delle note mi preoccupo del timing e del feeling, io li vedo come un telaio sopra cui vengono applicate delle altezze musicali con un valore. Il telaio non si vede ma supporta tutta la struttura…se non c’è cade tutto e la musica si inaridisce. Attenzione, non intendo l’andare a tempo, le dinamiche o il fraseggio, ma come si sta sul tempo e come si interpreta la musica. Questi due fattori danno vita alla musica e ci rendono unici distiguendoci gli uni dagli altri e dai suoni sintetizzati del computer.

Ai miei allievi cerco di passare il mio modo di sentire la musica, senza però forzarli a seguire il mio approccio. Cerco piuttosto di fargli capire il valore della loro unicità come musicisti ed esseri umani.

 

Un momento difficile nella carriera

Come musicisti durante il nostro percorso sperimentiamo per forza alcuni momenti difficili. Gio, parlaci di uno di questi momenti nella tua carriera artistica e degli eventi che l’hanno causato.

Il mio primo concerto a Berlino da bandleader fu un fiasco totale. Ero molto emozionato poichè stavo preparando il mio primo disco ed avevo messo insieme una superband per l’occasione. Purtroppo oltre a noi nel locale c’erano altre quattro persone: la fidanzata del pianista, i due suoi coiquilini…ed il gestore. Io non mi ero mai trovato in una situazione così imbarazzante anche perchè ovviamente il gestore non ci pagò, ed essendo il leader del gruppo dovetti dire ai musicisti che non c’erano nemmeno i soldi per il biglietto della metro. In realtà suonammo lo stesso e venne fuori della musica molto intensa ed interessante…ritengo infatti che bisogna suonare anche se ci sono due persone nel pubblico poichè loro sono venuti apposta per ascoltarti.

Qual è la lezione che hai imparato da questa esperienza?

Che purtroppo il mondo musicale è molto difficile e bisogna perseverare e credere molto nei propri progetti e nelle proprie qualità prima di vedere dei risultati tangibili. E’ un po’ come l’agricoltore che dopo aver seminato un campo deve aspettarne i frutti per mesi.

 

Il momento di gloria

A un certo momento nella tua carriera ci sarà stato anche un momento di gloria, quando ti sarai detto “ok, questa volta ho fatto il colpaccio!”. Spiegaci come è successo.

Devo dire che la vita con me è stata molto generosa. Non c’è stato un momento preciso ma ci sono state tante piccole gioie che messe assieme mi danno la forza di proseguire e credere in me giorno per giorno. Ho avuto la fortuna di vincere molti concorsi nazionali ed internazionali tra cui cito il “Premio Zorzella” che mi ha dato la possibilità di incidere e produrre il mio primo disco, il Premio Jazz Lighthouse, il Premio Internazionale Massimo Urbani ed altri. Inoltre ho solcato palchi di importanti teatri italiani ed internazionali assieme ai grandi nomi del jazz italiano e non. Ma non ho ancora fatto il colpaccio! Ci stiamo lavorando…ci lavoriamo tutta la vita ponendoci obiettivi sempre più ambiziosi… nella vita non si arriva mai o almeno così la vedo io. Ogni traguardo diventa un punto di partenza.

 

Giovanni Perin with vibraphone

Oggi e i tuoi progetti futuri

Qual’è la cosa più importante su cui stai lavorando ora?

Sto lavorando ad un nuovo disco di mie composizioni originali che registrerò a Berlino a fine maggio con il mio sestetto formato da Tino Derado al piano, Tommaso Troncon al sax tenore, Dima Bondarev alla tromba, Diego Pinera al Contrabbasso e Marcel Kromker al pianoforte. Questo lavoro vuole essere il completamento della mia esperienza berlinese, sarà come chiudere un capitolo importante della mia vita, che spero però possa aprire nuove porte alla mia carriera musicale!

Cosa hai in mente per il tuo futuro?

A me è sempre piaciuto viaggiare e portare con me la mia musica (lo strumento è sempre difficile da trasportare!!!). Vorrei andare in Sud America ed in particolare in Brasile ed organizzare qualche Masterclass di Vibrafono nochè suonare la mia musica e perchè no, farmi contaminare dal loro mondo ritmico. E poi andare in Oriente, Cina, Giappone, Taiwan, posti in cui la musica occidentale è, a quanto mi hanno detto, più considerata.

 

Ultime domande

Cosa ti ha spinto a scegliere di studiare percussioni e a specializzarti in vibrafono?

Ho sempre avuto un amore particolare per il ritmo e le percussioni. Ricordo che mi sono beccato un sacco di note disciplinari a scuola perchè mi mettevo a “sbatocchiare” il banco come fosse un tamburo disturbando le lezioni, soprattutto quella di matematica in cui sono sempre stato negato (sfatiamo il mito che chi è bravo in musica lo è anche con la matematica!). Mi ha inoltre sempre affascinato il mondo dell’armonia e dell’improvvisazione e quando mio papà è arrivato a casa con un vibrafono ho sentito di aver trovato il giusto connubio tra melodia e ritmo. Il vibrafono, sebbene non sia uno strumento completo come il pianoforte, offre comunque molte possibilità soprattutto sfruttando la tecnica a quattro bacchette.

Puoi spiegare la tua routine quotidiana di studio?

Sono un po’ “naif” nel mio metodo di apprendimento e non ho una routine fissa (forse il non seguire una schema è la mia routine), ma cerco di studiare sullo strumento almeno un’ora al giorno. Lo so che è poco, ma negli anni mi sono reso conto che stare concentrati un’ora è difficile. Il mio cervello infatti dopo un po’ stacca ed io inizio a “suonare” senza un obiettivo di studio (questa fase può ovvimente durare ore!!). Però lavoro molto sui brani, scrivo arrangiamenti per organici differenti che possono andare dal vibrafono solo alla big band rivisitando standard jazz, e brani che io ritengo interessanti per la mia crescita personale (ho appena ultimato una versione in vibrafono solo di Oblivion di Astor Piazzolla).

Quando nei brani che studio trovo delle difficoltà, parto dalle battute che non mi vengono e creo un esercizio “ad hoc” (magari un breve studio) per risolvere quel particolare problema in maniera musicale. Cerco di mantenere un approccio musicale anche quando mi focalizzo sulla tecnica. Un esempio pratico potrebbe essere lo studio delle scale e dei modi da esse derivati: invece di andare avanti e indietro per una scala improvviso delle linee melodiche con le sole note della scala e costruisco dei giri armonici sugli accordi derivati dalla stessa. In questo modo studio le scale, l’armonia ed allo stesso tempo creo della “Musica”. Avete mai visto un brano che sia fatto di sole scale? Se si…beh allora è un brano che fa schifo.

Inoltre dedico molto tempo alla trascrizione e all’analisi degli assoli dei miei idoli e delle loro composizioni. L’analisi armonica e melodica delle partiture e le realtive trascrizioni aprono gli occhi sui brani che affrontiamo da interpreti, poichè capendo i meccanismi che stanno alla base della musica riusciamo ad interpretare meglio le musiche che stiamo eseguendo.

Inoltre cerco quando posso di comporre musica. Per me il processo creativo fa parte dell’essere musicista: infatti permette di esprimersi a 360° gradi e maturare una propria concezione sonora.

Perché hai deciso di ritornare in Italia?

L’anno scorso dopo il diploma mi è stata offerta l’opportunità di insegnare percussioni ai ragazzi delle scuole medie, e così sono tornato, almeno per un po’. In fondo ho sempre saputo che Berlino non sarebbe stata la città della mia vita e sentivo che a Berlino ero maturato ed avevo raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissato. Tornare indietro non è stato facile ma il mio organismo mi ha detto che probabilmente era la cosa migliore in attesa di capire che fare del mio futuro ed intanto riprendermi da 4 anni intensi e stare vicino alla mia famiglia dopo la morte di mia madre.

Hai una risorsa online che vorresti consigliare a chi ci sta leggendo in questo momento?

In primo luogo youtube che ormai è diventato un contenitore infinito di concerti, lezioni online gratuite, masterclass e dischi, (ahimè a volte a discapito degli artisti che non vendono più dischi poichè si trovano gratis sul Tubo). I tutorial di youtube, ad esempio mi hanno insegnato a suonare meglio il piano. Ovviamente è difficile da neofita dividere i contenuti validi da quelli spazzatura.

E poi, per quanto riguarda il campo delle tastiere vorrei citare vibesworkshop.com, la più grande comunità online fondata da Tony Miceli, dedicata allo studio del vibrafono e che offre video lezioni online a pagamento di molti tra i più rinomati vibrafonisti del mondo tra cui Dave Friedman, Gary Burton, Joe Locke, Tony Micely e…Giovanni Perin!

Se volessi raccomandare un libro o un metodo utile ai percussionisti, quale sarebbe?

Non sono un fan dei metodi poichè sono convinto che gli esercizi in essi contenuti siano stati scritti dagli autori per risolvere un loro particolare problema e non è detto che risolvano anche i tuoi di problemi. Di solito, e questo vale per me, in un libro di tecnica trovo interessanti un paio di esercizi anche perchè la maggior parte delle volte li trovo antimusicali. Ovviamente un’infarinatura generale di tecnica ci vuole, ma il per il resto sono convinto che bisogna farsi strada con le proprie gambe, con l’aiuto dei propri docenti che sapranno, se preparati, scegliere di lezione in lezione i contenuti che ritengono più opportuni per la crescita dell’allievo.

Spesso scrivo io ai miei allievi gli esercizi oppure chiedo loro di comporre 4 battute utilizzando le cellule ritmico melodiche viste a lezione. Più che i metodi consiglio di suonare il più possibile Musica (quindi brani non esercizi) e soprattutto suonare assieme agli altri (se possibile più bravi di noi). Confrontarsi con gli altri musicisti è un altro buon modo per studiarsi dal punto di vista “psicologico” e non solo: chiedete loro a cosa stanno lavorando e vedrete che ognuno saprà consigliarvi un buon esercizio su cui lavorare per una settimana almeno!!

Quali strumenti suoni oltre al vibrafono?

Male ne suono tanti!! In realtà ultimamente dopo una fase in cui da buon percussionista ho cercato di suonare tutto, mi sono veramente concentrato sulle tastiere a percussione (vibrafono e marimba) ed il pianoforte poichè è uno strumento completo e mi permette di addentrarmi a fondo nell’armonia e nella composizione. Inoltre suono la batteria a tempo perso. Una volta suonavo molto anche i timpani e gli strumentini d’orchestra ma ho abbandonato poichè ho capito che l’orchestra non fa per me. Non so stare nei ranghi!

Infine l’ultima domanda: immagina di tornare indietro nel tempo, all’inizio dei tuoi studi. Faresti qualcosa di diverso?

Mi pongo spesso questa domanda e sono giunto alla conclusione che se facessi diversamente non sarei quello che sono ora, e ti parlo sia dal punto di vista umano che musicale. Probabilmente l’unica cosa che farei meglio è studiare ed ascoltare di più i miei maestri, ma ho sempre fatto molto di testa mia poichè gli unici ordini a cui riesco a sottostare sono quelli che vengono da dentro di me.

 

Conclusioni

Gio, ti ringrazio per aver raccontato la tua storia perché è sicuramente fonte di ispirazione per tanti musicisti. Ti chiedo se vuoi dare un ultimo consiglio ai percussionisti che ci stanno leggendo e di condividire, se ti va, il modo migliore con cui ci si puo’ mettere in contatto con te.

Il mio consiglio è cercate di vivere la vita a 360 gradi, non riunchiudetevi in casa a studiare 10 ore al giorno un brano giapponese di marimba che suonerete una volta nella vita in una sala da concerto mezza vuota. Cercate invece di vivere la musica in maniera sana come una passione che vi porterà a fare delle esperienze profonde e stupende. Tutti i grandi musicisti con cui ho avuto a che fare erano delle persone con un passato avvincente fatto di musica ma anche di molto altro: viaggi, passioni, amori, difficoltà…e tutto ciò traspariva nella loro musica: è questo che li rende unici! Lo strumento è un mezzo per comunicare la nostra storia e se questa è stata chiudersi in una stanza a studiare senza vivere la vita, al nostro pubblico passeremo una musica tanto perfetta quanto arida e senza contenuto.

Il modo migliore per contattarmi è tramite il mio sito internet o sulla mia Pagina Facebook. In alternativa scrivetemi una mail a giovanniperin87@gmail.com, sarò lieto di rispondere a tutte le vostre domande, curiosità etc!

Gio, grazie ancora del tempo che hai dedicato a questa intervista, ti saluto e ci vediamo al prossimo tuo concerto, che sarà…

… il 14 marzo a Bologna al Barazzo con un sestetto jazz molto interessante.

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