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Let’s talk about percussion, drums and teaching!

2 motivi per cui un insegnante di percussioni dovrebbe continuare a studiare

Old woman playing bongos

Perché dovrei continuare a studiare le percussioni se ora di mestiere faccio l’insegnante – di percussioni? Forse ti può sembrare una domanda, come dire, banale. O addirittura senza senso. E invece no.

Chiaro, un insegnante deve essere aggiornato. È una frase che si sente dire spessissimo, soprattutto nella “cosca” degli insegnanti. Ma quanti tra questi hanno smesso di suonare e studiare i propri strumenti? Alcuni lo dichiarano anche candidamente: “Io ho appeso lo strumento al chiodo da anni”. Bravo, ottimo, complimenti… gli rispondo io. E pacca sulla spalla.

Ma come faccio a dare qualche altra motivazione del perché sbagliano questi loschi figuri? Due articoli fa, mentre parlavo di come riprendersi da un periodo di scarso studio, ho tagliato corto sulla questione. Mi piace suonare, quindi è bene continuare a studiare.

Mi sa che ero rimasto un po’ troppo in superficie. L’argomento necessita approfondimenti.

 

1 – L’ARTE DI INSEGNARE CIÒ CHE NON SI CONOSCE

L’arte di insegnare ciò che non si conosce è una caratteristica che viene spesso riconosciuta agli italiani. Lo si fa per ridere, di solito, perché sembra che così risultiamo simpatici. Ma non c’è niente da ridere. È esattamente così.

Io ne sono testimone, perché molti dei miei insegnanti di didattica non hanno mai messo piede a scuola (da insegnanti) in vita loro. Eppure insegnano ad insegnare. Parafrasando Woody Allen: “Chi non sa far niente insegna, chi non sa insegnare insegna didattica

Ma non serve andare ad offendere sempre loro, gli insegnanti di didattica, poveretti. Che già con studenti come me se li sono passati abbastanza male i loro anni di onorato servizio.

Nella scuola dove insegno infatti, e in tutta la scuola italiana, per ora, non si viene assunti per curriculum o concorso ma tramite una graduatoria fatta di punteggi più o meno messi a caso. Per essere chiari, io faccio parte di questo sistema.

Stendendo un velo pietoso su questo discorso, quando dico insegnare ciò che non si conosce intendo un’altra cosa. Forse sarebbe più corretto dire insegnare ciò che non si pratica.

Mi spiego meglio: un insegnante come me, che lavora in una scuola secondaria, media o superiore, oltre ad insegnare paradiddles dalla mattina alla sera (lunga vita ai paradiddles, comunque) insegna, tra le altre cose, ad imparare.

Cosa meglio della musica infatti esercita una giovane donna o un giovane uomo nell’arte dello studio? La preparazione di un brano comporta una strategia di studio che per forza deve essere attuata nel medio termine e che procede per piccoli risultati. Imparo a suonare una battuta, poi una frase, poi un periodo, infine ho imparato tutto il brano. Non si può suonare bene un pezzo studiando un’ora prima della lezione [se qualcuno dei miei studenti sta leggendo in questo momento ripetetevi ad alta voce 10 volte quest’ultima frase…].

E padroneggiare tecnicamente uno strumento musicale è un lavoro che dura tutta la vita. Di sicuro deve essere un’attività quotidiana.

Ma come facciamo ad insegnare queste cose ai nostri allievi se noi stessi non le mettiamo in pratica studiando brani nuovi e esercitandoci quotidianamente?

 

2 – ETERNI STUDENTI

Se non ti basta il discorso che ho appena fatto ragiona in questo modo: i più grandi musicisti sono gli eterni studenti dei loro strumenti e della musica. Sono quegli artisti che si reinventano continuamente e che non smettono mai di imparare.

Qualche esempio: Evelyn Glennie, Gert Mortensen, Nebojsa Jovan Zivkovic, i PercDuo, i So Percussion. E questi sono veramente i primi nomi che mi sono venuti in mente.

Perché continuano a essere scritti concerti e brani espressamente per loro? Risposta: perché questi artisti continuano a studiare, a suonare cose nuove e a sperimentare nuova musica. Non solo, quasi tutti questi musicisti sono essi stessi compositori, così che la loro energia creativa viene impiegata anche a favore degli altri percussionisti.

Un altro esempio nel mondo della batteria è Dave Weckl. Quanto è cambiato il suo modo di suonare dai tempi di “Back to Basics” agli ultimi suoi cd? Bene, che piaccia o no questo cambiamento, un’evoluzione nel modo di suonare di Weckl c’è stata. E non è sicuramente avvenuta grazie allo spirito santo.

(Come dimenticare gli anni in cui Dave suonava solo musica popolare russa? –> vedi il video qui sotto)

 

COSA PUOI/DEVI FARE

Spero di averti convinto che continuare a studiare è importante. Ora qualche consiglio per cosa puoi / devi fare per continuare ad avere la motivazione per studiare quotidianamente:

  • conserva una mente creativa e curiosa verso il mondo della musica, verso le nostre infinite possibilità strumentali, la tecnologia e la composizione. Io per esempio mi sto divertendo tantissimo in questi giorni “giocando” a comporre e ad arrangiare brani su Ableton 9;
  • pensa a come suoni in questo momento e cerca di spingerti oltre. Oltre le solite abitudini musicali, quelle che non ti fanno fare un passo in avanti da anni come artista. Es: pensa a come suoni la batteria. Io è da anni che non studiavo nuovi ritmi perché continuavo a dirmi che per suonare la musica che mi piaceva mi bastava e avanzava quello che sapevo già fare. Vero. Ma perché non lasciare da parte questo risvolto pratico per il momento e cercare di fare qualcosa di nuovo, a prescindere dal fatto se un giorno suonerò veramente quello che sto studiando ora? Lo faccio per me stesso;
  • cerca nuovi stimoli anche per il tuo repertorio didattico. I libri che propini da anni ai tuoi allievi forse potrebbero essere stati superati da qualcosa di meglio. Non rimanere ancorato a quello che hai sempre insegnato (e magari studiato quando eri giovane). Fai un esperimento: se più della metà dei libri che insegni li hai utilizzati anche tu come studente allora c’è un problema. Non ti sto dicendo di buttare nel fuoco il buon vecchio Stick Control (griderei al sacrilegio), dico solo che lì fuori ci sono cose nuove, più utili alla nostra professione di docenti di strumenti a percussione e anche più divertenti da insegnare.
  • divertiti. Sempre e comunque. Non lavoriamo in fonderia, stiamo parlando di musica. Quindi divertiti perché alla fine della storia è per quello che hai scelto di suonare.

A presto!

 

Domanda: hai qualche contributo da dare in merito al perché bisogna continuare a studiare anche dopo che siamo diventati…. “Maestri”? Lascia un commento.

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