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Come cavarsela con “Linea” di Luciano Berio – senza morire

Linea by Luciano Berio

Linea di Luciano Berio è un brano scritto nel 1973 per due pianoforti, vibrafono e marimba. Un brano carino… ma anche un grandissimo casino.

A Maggio 2014 ho eseguito Linea – parte di vibrafono – in un concerto dal quale è stato ricavato anche un dvd prodotto dall’etichetta italiana Stradivarius.

Oggi parlerò di come ho preparato questo brano, alla luce di quanto ho scritto nella serie dei tre articoli “Come preparare un nuovo brano per marimba“.

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PARTE 1 – OPERAZIONI PRELIMINARI

TITOLO

Per capire il titolo “Linea” basta andare a leggere le parole dell’autore stesso riportate come commento alla partitura e che puoi leggere sul sito del Centro Studi Luciano Berio:

L’idea di fondo o il tema di Linea è la trasformazione costante di una melodia molto semplice in una serie di articolazioni più complesse, differenziate e indipendenti. Non è facile dare una definizione di melodia, dato che il termine implica sempre altre funzioni: una melodia di J. S. Bach – una monodia, una semplice linea – non implica solo una struttura delle frasi ed una ritmica, ma anche una struttura armonica. Nelle Sonate per violino solo la polifonia è sottintesa, e percepita come tale, anche se il violinista suona una linea sola…Se dunque oggi decido di usare una melodia, devo introdurre in essa tutti gli elementi impliciti, che però non sono né dati per scontati né offerti dalla storia, ma devono essere inventati.
Linea è proprio questo – un’esposizione degli elementi impliciti in una melodia, solo apparentemente semplice, che viene distrutta dalle sue stesse implicazioni. A volte, però, la melodia riappare in una forma riconoscibile, come un oggetto ritrovato dopo una lunga assenza e osservato con uno sguardo diverso e forse più penetrante: uno sguardo che di quell’oggetto rivela ora la complessità. Qualche volta i quattro esecutori (due pianisti e due percussionisti) si incontrano sulla stessa linea e suonano la stessa melodia, altre volte divergono e suonano una musica apparentemente differente, ma comunque generata dalla melodia sempre presente.
Il problema di controllare diversi gradi di identità (includendo quella acustica) in un gruppo di esecutori mi ha interessato per molto tempo, e l’ho affrontato in altre composizioni: Circles, (1960), Tempi concertati (1958-1959) Sinfonia (1968), Concerto per due pianoforti (1972-1973), Coro (1974-1976).
Ho composto Linea nel 1973 per Felix Blaska, la sua compagnia di danza e i suoi musicisti. La coreografia del brano dovrebbe sviluppare una sequenza virtualmente analoga ma indipendente di identificazioni e differenziazioni sia all’interno del gruppo dei danzatori, che fra questi ultimi e i musicisti.

Lo ammetto, quando ho letto di “articolazioni complesse” e “apparentemente semplice”  “i 4 esecutori suonano una musica apparentemente differente” ho cominciato a preoccuparmi, oltre che ad incuriosirmi.

Per il resto non mi sono fatto troppe domande. Leggendo il commento avevo capito, sostanzialmente:

  • che nel brano c’era una melodia;
  • che la melodia si trasformava all’interno di tutto il brano;
  • che il brano era un casino.

Tanto mi bastava.

 

ASCOLTO E CAPIRNE IL SENSO

Su youtube c’è qualche esecuzione di questo pezzo così, non appena ho accettato di far parte di questa produzione e ho ricevuto la partitura, sono andato a rovistare nel tubo.

In 15 minuti circa di musica, con la partitura davanti e tanta concentrazione, nei primi ascolti mi sarò perso in media almeno 4  – 5 volte.

Fortunatamente ho ricevuto anche una registrazione di Linea a mio parere molto più “fedele” e di alta qualità rispetto a quelle su Youtube. Parlo della versione registrata dall’Ensemble Avantgarde.

A mano a mano che ascoltavo questa esecuzione con la parte davanti sono riuscito nel tempo a capirci qualcosa di più, a coglierne il senso cioè in pratica a scovare la “Linea” di cui parla Berio. Nascosta, scomposta, distrutta o ricostruita nelle varie parti. Grazie a questo ho cominciato anche ad apprezzare maggiormente il brano.

Per quanto riguarda il senso profondo di questa linea melodica… cosa vuole dire Berio con questa sequenza di note… perché le trasforma in questo modo…

…sono domande che lasciano il tempo che trovano. È un po’ come andare a cercare a tutti i costi significati metafisici in alcuni brani per strumento solo di Bach.

Per approfondire questo profondo concetto estetico ascolta “Pure and easy” degli Who.

 

ANALISI STRUTTURALE

La macrostruttura di Linea è semplice da individuare perché ognuna delle 12 sezioni ha un titolo: Manège I – Entrée I – Ensemble I – Manège II – Ensemble II – Manège III – Ensemble III – Entrèe II – Coda I – Coda II – Ensemble IV – Notturno.

Le sezioni sorelle hanno caratteristiche simili.

  • Le Manège sono “portatrici sane” della melodia presentata nelle prime battute di Manège I e ripresentata chiaramente seppure trasformata anche in Manège II e III.
  • I vari Ensemble sono i momenti di “esplosione” dove la densità di note segue alla densità di gocce di sudore nelle facce dei musicisti a causa della difficoltà esecutiva. In termini più formali si potrebbe forse parlare delle sezioni di sviluppo.
  • Le due Entrée sono i momenti più sospesi del brano, soprattutto la seconda Entrée, la parte più libera del pezzo dove gli esecutori suonano una sorta di improvvisazione “coordinata” da indicazioni molto precise nella parte.
  • Le sezioni Coda si spiegano da sole mentre il Notturno rappresenta l’ultima riproposizione trasformata e calma della Linea.

Per quanto riguarda la microstruttura, anch’essa è abbastanza semplice da individuare perché ogni sezione è caratterizzata da momenti di dialogo omofonico intervallati da fermate più o meno lunghe, cambi di tempo, scatti e “deliri” collettivi, ricomposizione della melodia da questi ultimi, cambi della texture, etc.

 

ANALISI ARMONICA

Parlare di armonia per compositori come Berio è chiaramente un’impresa ardua.

Piuttosto è interessante e utile andare a scovare il tema, la linea, protagonista “multiforme” di tutto il brano.

Presentata già nelle prime battute, è caratterizzata dal ripetersi di una terza minore (C# – E).

Luciano Berio Linea

La prima pagina del brano

Alla fine della prima sezione ha già cambiato volto, si è trasformata ed è praticamente scomparsa.

Riappare solo a Manège II, velocizzata e “stirata” in intervalli melodici più ampi. Si rifugia ancora per lasciare spazio ai “deliri” di Ensemble II per ritornare, piano, a Manège III.

Infine fa capolino per l’ultima volta alla fine di Coda I nella parte del vibrafono (quale onore) cercando di farsi spazio tra il dialogo serrato e prepotente dei due pianoforti.

La linea melodica è morta, e ne raccogliamo i resti – quello che ne rimane – in Notturo, l’ultima sezione che termina il brano a bassa voce e gentilmente come era cominciato.

R.I.P. Linea.

 

PARTE 2 – IMPARARE LE NOTE

LETTURA A PRIMA VISTA

Leggere a prima vista questo brano è tanto impossibile quanto necessario, perché ci si accorge subito delle parti più difficili dove bisogna concentrare lo studio.

Se però, come è successo a me, non si ha a disposizione la parte staccata del proprio strumento, la prima cosa da fare è: crearsi la parte.

Come? Così:

  1. si fa una fotocopia di tutta la partitura;
  2. si tagliano le striscioline della propria parte;
  3. si attaccano le striscioline su un bel foglio formato A3;
  4. si scannerizza e si stampa la parte creata.

In tutto questo bisogna cercare di stare attenti a incollare anche più riferimenti possibili degli altri strumenti, altrimenti con una parte creata in questo modo in prova non se ne viene fuori.

Dopo aver “leggiucchiato” quattro – cinque volte tutta la parte così creata, si inizia a studiare per bene partendo dai punti più difficili. C’è vasta scelta per questi: io a suo tempo decisi di iniziare da pagina 9, mi sembrava ci fosse abbastanza inchiostro musicale dal quale partire.

 

FASE DI STUDIO

Linea berio

4 dita che si stanno organizzando per una performance di Berio

Lo studio di un brano come Linea non è diverso dallo studio di qualsiasi altro brano per marimba o vibrafono: si accende il metronomo (lenitissi – missi – missimamente) e si seguono, se vuoi, le indicazioni che ho scritto già nel post “Come studiare un nuovo brano per marimba – Parte 2“.

Devo ammettere che nella prima fase io ho commesso un errore. Poiché Linea è un brano estremamente difficile, forse il più difficile che abbia mai suonato, per imparare bene le varie sezioni ho impiegato molto tempo. Tra l’altro, sapendo che il brano sarebbe stato registrato dovevo puntare alla perfezione. Solo che impiegando tutto quel tempo per studiare bene ogni sezione, alla prima prova, benché fosse stata organizzata 4 mesi prima dell’esecuzione (quindi molto presto) sono arrivato preparato solo sulle prime 20 pagine del brano, mentre per le altre ho suonato a prima vista. Con scarsi risultati… Così, oltre a far perdere tempo ai miei colleghi, ho dovuto correre e studiare in fretta tutto il resto del brano prima della seconda prova, qualche giorno dopo.

Morale: anche se il brano è estremamente difficile, se si tratta di un ensemble, cerca di arrivare alla prima prova con la parte letta nella sua totalità, anche se non hai studiato tutte le sezioni perfettamente.

 

MEMORIZZARE?

Per me è stato assolutamente impossibile leggere alcune parti senza guardare la tastiera del vibrafono. Troppe note, troppo veloci. Questo pur con la difficoltà di suonare di fronte ai due pianisti e di lato alla marimba (la disposizione è indicata da Berio stesso nella seconda pagina) avendo quindi spesso la necessità di guardare in faccia i miei per dare/ricevere attacchi e segnali vari.

Memorizzare i passaggi  più difficili è avvenuto in ogni caso automaticamente e senza volerlo a causa delle infinite ripetizioni in fase di studio e in prova di quegi stessi passaggi.

 

SUONO E INTERPRETAZIONE

È veramente interessante vedere come Berio sfrutta al massimo le possibilità sonore degli strumenti che ha scelto per Linea. Per quanto riguarda il vibrafono per esempio, ci sono alcune parti da suonare con i “dead strokes”. Anche l’uso del pedale non è assolutamente scontato, tanto da essere uno degli aspetti più difficili a parere mio da rendere “fedelmente” sul palco.

Interpretazione, che dire? Come tanti brani di musica contemporanea “difficili”, l’esecutore è più impegnato a fare le note giuste che a godersi (e quindi a far vivere) la musica. Però quando si entra nell’onda – in questo caso nella linea – e soprattutto dopo mesi di studio, suonare questa musica d’insieme è un vero spasso. Io ho cercato di entrare con tutto me stesso nel pezzo nel momento della performance dal vivo e i 15 minuti per me sono volati, ma non se questo sia riuscito a passare nella registrazione.

 

ULTIMI CONSIGLI

Un ultimo consiglio che posso dare su questo brano, per quanto riguarda l’aspetto tanto banale quanto importante dell’impaginazione, viene da parte del mio collega Arrigo Axia (“Arig”) che ha suonato la parte di marimba. Invece che preparare uno spartito ad hoc “con le striscioline” come ho fatto io, tagliando tanti riferimenti dei due pianoforti, Arrigo ha utilizzato l’Ipad collegato con un pedale bluetooth per cambiare pagina.

Secondo me, con un tablet da 13″ pollici (grande come un foglio A4) come quelli che costruiscono oggi la soluzione di Arrigo mi sembra eccezionale. Da provare.

 

PARTE 3 – VERIFICA ED ESECUZIONE

ATTENZIONE ALLA MEMORIA

Come ho scritto prima la memorizzazione di tanti passaggi di Linea è stata inevitabile. Ma con tutto quell’inchiostro (parliamo di righe intere di sessantaquattresimi…) sbagliare a imparare qualcosa è stato anche inevitabile.

Così dopo varie settimane di studio e alcune prove, rileggendo lentamente a metronomo la parte, mi sono accorto di aver sbagliato a imparare due note e un ritmo. Coe che capitano, ma che vanno assolutamente corrette, sopratutto nell’eventualità di una registrazione.

 

REGISTRAZIONE

Per quanto riguarda “registrarsi” in prova o nella fase di studio, ho predicato bene e razzolato male. Con tutte le prove che ho fatto per questo brano non mi è mai venuto in mente di registrarmi per ascoltare come suonavo. Un peccato, perché avrei potuto correggere alcune cose a livello interpretativo di cui mi sono accorto solo poco prima del giorno della registrazione.

Sarebbe stato così semplice, bastava attivare quel maledetto smartphone che tenevo in tasca spento per non disturbare mentre studiavo da solo o provavo con gli altri. Forse anche perché mi vergognavo di sentire quante note sbagliavo nei passaggi più difficili. Una paura inutile, dato che quei passaggi li avrei dovuti registrare poco dopo per un dvd… Occasione e tempo sprecati.

 

ESECUZIONE

Infine l’esecuzione. Per questa vi lascio, per chi lo vuole, alle riprese audio – video del giorno del concerto immortalate in un Dvd pubblicato da “Stradivarius”. La scaletta, oltre a Linea, ha previsto altri due brani inediti di cui uno, “Terza algebra del tempo” di Giovanni Albini scritta per due percussionisti e interpretato sempre da me e il grande Arrigo.

Qui sotto un piccolo trailer del Dvd, buona visione!

 

Domanda: hai mai suonato “Linea” di Berio o un brano di una difficoltà simile? Come lo hai studiato? Racconta la tua esperienza!

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