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Timpani: un contributo da Alberto “Mac” Macchini

Da Paolo: “Oggi ho l’onore di pubblicare sul mio blog un articolo del mio Maestro Alberto “Mac” Macchini, timpanista dell’Orchestra di Padova e del Veneto e insegnante di Percussioni al Conservatorio di Adria (Ro).

L’articolo è nato inizialmente come commento al mio post sui timpani. Solo che il Mac aveva qualcosa in più di qualche parola da dedicarmi… saranno forse i suoi 25 anni di esperienza passati dietro quei pentoloni “al comando” di varie orchestre. Insomma, alla fine è nato questo post.

Vi auguro una buona lettura e vorrei ringraziare ancora il Mac, non solo per questo splendido contributo, ma per continuare ad essere il mio Maestro dentro e fuori le mura del Conservatorio.”

Alberto "Mac" Macchini

 

IL RUOLO DEL PORTIERE

Leggo con piacere l’articolo appassionato di Paolo sui timpani. Vorrei aggiungere qualche contributo di carattere generale e non tecnico (ci sarebbe troppo da parlare) dall’alto della mia esperienza sul campo che copre ormai già un quarto di secolo….ahimé.

Se, come disse qualcuno, per restare giovani nello spirito, bisogna continuare a meravigliarsi nella vita, ecco… io ogni santo giorno che mi siedo su quello sgabello dietro ai miei timpani penso a come è bello il mondo visto da quella prospettiva e mi meraviglio di come dei tamburi o dei pentoloni, se preferite, riescano ad emettere una nota ben precisa ed intonata, possibilmente. Che strumento pazzesco, che mix!

Se è per quello mi meraviglio anche di come ogni tanto mi entri ancora qualche canestro, alla mia veneranda età, quando si fa la partitella a basket tra amici, ma questa è un’altra storia…

Comunque, visto che siamo entrati in argomento sportivo, se dovessi paragonare il ruolo del timpanista a quello di un calciatore, ho sempre pensato che il timpanista nella “squadra” dell’orchestra è come il portiere; magari sta anche dieci minuti senza far niente ma quando entra in gioco dev’essere sicuro e decisivo! CARISMATICO.

 

SOLO TIMPANIST

Il ruolo vero e proprio è classificato come “timpano solista”, solo timpanist in inglese o solo pauker in tedesco ed in effetti il timpano in orchestra, a parte qualche raro caso in Mahler, Stravinsky, Berlioz, Glinka, dove a volte in partitura sono previsti 2 o più timpanisti, è unico e solo come un cane o meglio va a braccetto con i suoi “compagni di merende”, i trombettisti.

Questa definizione è, se vogliamo, un po’ paradossale proprio perché il timpano insieme a pochi altri strumenti dell’orchestra (controfagotto, piatti, triangolo, etc) non è proprio uno strumento “solista” se estrapolato dal contesto orchestrale, nonostante i volenterosi tentativi di timpanisti – compositori che si sono cimentati a scrivere brani, sonate, concerti per questo strumento (J.Beck, E.Carter, W:Taerichen, etc.).

Infatti i concerti per Timpani ed Orchestra si contano sulle dita di una mano dalla notte dei tempi. Segnalo un concerto scritto da W. Hertel, compositore tardo barocco, concepito per 8 timpanetti diatonici (all’epoca lo strumento era più piccolo e non dotato di pedale) ed in epoca contemporanea R.Parris, Elliot Carter (Eight pieces for timpani) ed il sempre richiestissimo (audizioni, concorsi) Concerto per timpani ed orch. di Werner Taerichen, storico timpanista della Berliner Philarmonicher.

A tal proposito vorrei citare il retroscena che il grande timpanista berlinese ci raccontò in diretta; ebbi infatti la fortuna di frequentare a Trento una sua masterclass e l’onore di conoscerlo personalmente. Taerichen oltre che timpanista, e che timpanista, era diplomato in composizione ed aveva scritto alcuni brani per strumenti vari (violino, violoncello, etc) i quali non passarono certo inosservati al grande Herbert von Karajan, direttore principale della Philharmonisches per un lungo periodo, succeduto niente popodimeno che all’immenso Wilhelm Furtwangler.

Ebbene Taerichen ci raccontò che un giorno Karajan gli si presentò al cospetto e chiese sfacciatamente: ”lei che è un compositore, non ha mai pensato di scrivere un concerto per timpani ed orchestra?”.

A questo punto mi ricollego anche alla citazione che ha fatto Paolo su David Searcy. Non è mia bensì di Jonathan Scully, collega di David al Teatro alla Scala per molti anni. Ebbene lui disse:

se il timpano avesse dei solisti… David Searcy sarebbe Rostropovich o Maurizio Pollini!

 

PROFILO DI UN TIMPANISTA

Tornando “a bomba” sul profilo e sulle caratteristiche che un timpanista dovrebbe incarnare, sostengo che il timpanista deve avere:

  • personalità;
  • carattere;
  • molto orecchio;
  • umiltà.

Non è poco (il senso del ritmo spero sia implicito).

Alberto MacchiniAttenzione non sto facendo un autoritratto apologetico ma sto cercando di delineare quello che ho capito in 25 anni di attività, ho tentato di interpretare e cerco di trasmettere soprattutto ai miei allievi che si avvicinano incuriositi, meravigliati ed entusiasti a questo strumento.

Le orecchie del timpanista devono essere dappertutto, ascoltare tutti gli strumenti senza… aspettarli. Per questo è molto importante anche dove si posizionano i timpani in una sala da concerto; certamente vicino alle trombe ma non avulsi dal contesto generale. Spesso l’inadeguatezza delle nostre sale e l’incompetenza degli organizzatori ci riservano amare sorprese e ci pongono in una situazione difficoltosa.

Da qui ne deriva quello che ho chiamato “l’umiltà” del timpanista. Il timpanista dev’essere un leader al servizio di tutta l’orchestra…una “contraddictio in terminis” se vogliamo.

Pensiamo a quel passo famoso nel secondo movimento della I di Beethoven o al lungo collegamento tra il terzo e quarto movimento della V Sinfonia. Lì Beethoven scrive pp per il timpano ma tutta l’orchestra in quel punto ci sta ascoltando e seguendo! E’ come il battito cardiaco dell’orchestra stessa! Solisti pianissimo al servizio di tutti. Carattere, orecchie, leadership, e… tanta tanta umiltà mai protagonismo!

Le ultime due mie osservazioni in questa che sta diventando una lunga chiacchierata, riguardano il repertorio ed il suono.

 

REPERTORIO, SUONO E CONCLUSIONI FINALI

Ebbene, collegandomi sempre agli spunti avuti da Paolo, confermo che è molto bello suonare Keiko Abe sulla marimba o Friedman sul vibrafono e può anche darsi che tra 300 anni la storia della musica riserverà un posto di eccellenza a questi compositori, ma ora come ora nel 2015 se suono anche un colpo solo di triangolo in Ravel, sto suonando… Ravel! Oppure suono la mia parte in uno dei concerti per pianoforte di Beethoven, sto suonando… Beethoven o la Messa in si min. di Bach o l’Oratorio di Natale! Insomma siamo sull’Everest o giù di là.

A proposito, chissà come mai ormai da molti anni c’è una riscoperta ed un adattamento straordinario di Bach per i nostri “klavier instrumenten”….!

Sul suono che dire… io sono cresciuto per merito del il mio maestro David Searcy con il suono delle pelli naturali nelle orecchie e nel cuore. Raramente riesco a suonarle, diciamo che il massimo del godimento lo raggiungo con i miei timpani barocchi con i quali ho lavorato molto in importanti orchestre italiane ed europee. David mi diceva scherzosamente: ”Alberto sei diventato una… Ba-rock-star!”

Ultimissima considerazione: il timpanista è un mestiere raro. A volte mi vien da sorridere pensando che in una città medio-piccola come Padova di 300 mila abitanti sono l’UNICO che fa questo lavoro a tempo pieno o che in Italia saremo circa in 60 considerando le orchestre stabili. Si tratta dello 0,0001% degli abitanti!

 

Beh, grazie per la lettura, un caro saluto e…HAPPY TIMPS EVERYBODY!

Mc

 

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